Famiglie Nobili di Sicilia  
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Sulla famiglia Capece-Minutolo,confluita nella famiglia Scannapieco
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by Dr. Prof. Fabio Scannapieco-Capece-Minutolo News    2/15/2006 7:09:20 PM

RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA CAPECE MINUTOLO Famiglia iscritta in El. Uff. della Nob. It. dal 1922 ed annoverata nell’Opera dello Spreti “Enciclopedia Nobiliare Italiana”, con i titoli di P. pe di Colle Reale (m.p.r. successione siciliana) B. ne di Callari (m.p.r. successione siciliana) e Baccarati (m.p.r. successione siciliana) Barone di Ogliastro (investitura 1528) e Signore delle Masserìe di Patti e Critti. Ramo siciliano dell’antichissima e nobile famiglia napoletana le cui origini si perdono negli annali della mitologia greca. Sembra che dalla città di Bisanzio la famiglia Capece sia approdata, con altre, in Italia ed abbia fondato prima la città di Capua quindi quella di Napoli. Le prime memorie certe sono iscrivibili dal secolo IX, e riguardano l’Anfrigio, miles dell’anno 819 sotto l’Imperatore Angelo Comneno di Bisanzio. Il ramo di Bisanzio ha attestato le sue prime origini nel XIV secolo quando Raimondo Capece Minutolo, capitano di Re Roberto d’Angiò e Consigliere di Stato, trasferì la sua famiglia in Messina nel 1430 ove risulta iscritta alla Mastra Nobile del 1580. La famiglia è citata nel Decamerone del Boccaccio, nella novella di Andreuccio da Perugia. Ammessa all’Ordine di Malta fin dal 1588 al Gran Priorato di Sicilia, ed al Reggimento delle Guardie del Corpo del Re con prove dei quattro quarti. Tra i personaggi di maggior spicco, si ricordano: Francesco, B. ne di Vaccaro e Moreno, Ambasciatore del Pontefice Innocenzo VII, Consigliere di Re Ferdinando D’Aragona e Segreto di tutto il Regno di Sicilia; Ottavio, Giudice-Straticò nel 1553; Giovanni B. ne della Motta Regina; Lorenzo, letterato, che pubblicò nel 1647 “l’Istoria dell’Impero Romano”, del catanese Sapienza, tradotta dallo spagnolo; Ludovico grande teologo morto nel 1673 e Rocco anch’egli teologo contemporaneo al primo, iscritti alla Mastra Nobile di Messina; Andrea, Cav. Gerosolimitano e Frà Andrea Balì Gr. Cr., Luogotenente del Gran Priore di Messina dello stesso Ordine di Malta e primo P. pe dell’Accademie dei Pericolanti; Giovanni Minutolo, B. ne di Cagliari e Baccarati, B. ne d’Ogliastro e signore delle masserie di Patti e Critti, fu il primo P. pe di Colle Reale con invest. Del 23 marzo 1710; l’invest. D’Ogliastro fu presa da Antonio Minutolo il 15 gennaio 1628, quella di Cagliari e Baccarati da Giovanni il 1° dicembre 1656 e quelle delle Masserie nel 1681 dal primo P. pe di Colle Reale Don Giovanni Capece Minutolo e Balsamo Bonfiglio Marullo, Conc. Di Filippo V del 1710, investitura del marzo 1718 (ed esecutoriato a Palermo Conservatoria delle Mercedi); Giovanni fu Maresciallo di Campo dei R. R. Eserciti, Gentiluomo di Camera con esercizio, Cav. Dell’Ordine di San Giorgio, dec. di Med. di Br. al V. M., Comandante la Cittadella-Fortezza di Messina e Comandante Generale dell’Armata Siciliana istituita da Pedinando IV; lo stesso Giovanni oltre i meriti militari fu uomo di grandi sentimenti così da fondare un ospizio a Messina per i malati ed i vecchi. La famiglia ha goduto gli onori di Corte presso l’antica Real Corte delle Due Sicilie . La famiglia ha contratto in ogni tempo parentele con le più importanti famiglie siciliane, quali: Stagno d’Alcontres, Bavastrelli, Marullo di Condojanni, Del Giudice, Cianciolo-Silipigni, Costarelli, Alì-Peirce, De Gregorio di S. Elia, Balsamo-Viperano, Grima, Di Giovanni di Trecastagni, Ruffo della Floresta, Persico-Viti. Presso il Ministero della Giustizia di Madrid, è pendente Istanza di Riabilitazione del titolo di Colle Reale, concesso da Filippo V nel 1710, esecutoriato a Palermo nel 1718. Esiste a Messina il quartiere denominato Villa Lina a Giostra che ha preso il nome dalla Villa abitata fino al 1946, dalla Principessa di Collereale Donna Lina Capece Minutolo, nata Marchesa De Gregorio di Sant'Elia, la quale insieme al marito Don Antonio accolse un gran numero di terremotati dopo il terribile sisma di fine anno 1908, facendoli accampare nel parco di Villa Lina e nella casa, meritandosi così la medaglia Prefettizia di Benemerenza al Valor Civile, consegnata con Diploma Reale del 1910. Arma di “sostituzione”: Partito, al primo, d'oro al bufalo di rosso passante sulla campagna di verde, al capo tagliato d'azzurro e di argento con due crescenti montanti di oro. Al secondo, di rosso al leone rampante di vajo, armato e coronato d'oro con la testa dello stesso. Lo Scudo accollato alla Gran Croce di Malta e a due alabarde di Generali dei Reali Eserciti. Cimiero: una testa di cavallo inalberata di nero. Corona e manto principeschi. Trattamento di Don e Donna. Motto: Gradatim ascenditur ad alta. Il Palazzo Avito in Messina era situato prima del distruttivo terremoto del 27 dicembre 1908, in via Austria oggi via I Settembre, dopo l'Arcivescovado ed accanto Palazzo Stagno D'Alcontres ai Quattro Canti delle Quattro Fontane. Il Palazzo Collereale era sede di una importante quadreria, con quadri di impressionisti e della Scuola Fiamminga." Lo stemma è stato riconosciuto con diploma del Re d’Armi di Castiglia e Leon e certificazione firmata dal Ministro di Giustizia spagnolo nel dicembre 1995 ed inquartato con lo stemma Scannapieco (di Cava). Attraverso il matrimonio di Don Adolfo Capece Minutolo con Donna Maria Persico d’Alessandro, Viti sono nati Don Francesco (Napoli 1901-Messina 1983) ultimo P. pe di Colle Reale senza discendenza e Donna Maria Rosaria (Napoli 1905-Catania 1975) che unitasi in matrimonio con il commendatore Silio Alì – Peirce, Console del Regno di Svezia in Catania, ha generato Amalia Alì Capece Minutolo, erede universale del citato zio Don Francesco per testamento olografo del febbraio 1983, e chiamata alla successione dei Titoli, con sentenza dell'Autorità Giudiziaria di Lodo Arbitrale Esecutivo del Pretore di Palermo del dicembre 1999 (agg. di cogn. Con D.P.R. del 17 gennaio 1992), Dama di Grazia del S. M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio, coniugata con Vincenzo Scannapieco, nato a Catania il 12/10/1922, m. il 06/08/2001, da cui Fabio, il quale con D. M. del 01/10/1998 aggiunge il cognome materno;con Decreto Min.Interno del gennaio 2003 e’ stato cognomizzato il predicato “ di Collereale “. CAPECE MINUTOLO Famiglia iscritta in El. Uff. della Nob. It. dal 1922 con i titoli di P. pe di Colle Reale (m.p.r. successione siciliana) B. ne di Callari (m.p.r. successione siciliana) e Baccarati (m.p.r. successione siciliana) Barone di Ogliastro (investitura 1628). Ramo siciliano dell’antichissima e nobile famiglia napoletana le cui origini si perdono negli annali della mitologia greca. Sembra che dalla città di Bisanzio la famiglia Capece sia approdata, con altre, in Italia ed abbia fondato prima la città di Capua quindi quella di Napoli. Le prime memorie certe sono iscrivibili dal secolo IX, e riguardano l’Anfrigio, miles dell’anno 819 sotto l’Imperatore Angelo Comneno di Bisanzio. Il ramo di Bisanzio ha attestato le sue prime origini nel XIV secolo quando Raimondo Capece Minutolo, capitano di Re Roberto d’Angiò e Consigliere di Stato, trasferì la sua famiglia in Messina nel 1430 ove risulta iscritta alla Mastra Nobile del 1580. Ammessa all’Ordine di Malta fin dal 1588 al Gran Priorato di Sicilia, ed al Reggimento delle Guardie del Corpo del Re con prove dei quattro quarti. Tra i personaggi di maggior spicco, si ricordano: Francesco, B. ne di Vaccaro e Moreno, Ambasciatore del Pontefice Innocenzo VII, Consigliere di Re Ferdinando D’Aragona e Segreto di tutto il Regno di Sicilia; Ottavio, Giudice-Straticò nel 1553; Giovanni B. ne della Motta Regina; Lorenzo, letterato, che pubblicò nel 1647 “l’Istoria dell’Impero Romano”, del catanese Sapienza, tradotta dallo spagnolo; Ludovico grande teologo morto nel 1673 e Rocco anch’egli teologo contemporaneo al primo, iscritti alla Mastra Nobile di Messina; Andrea, Cav. Gerosolimitano e Frà Andrea Balì Gr. Cr., Luogotenente del Gran Priore di Messina dello stesso Ordine di Malta e primo P. pe dell’Accademie dei Pericolanti; Giovanni Minutolo, B. ne di Cagliari e Baccarati, B. ne d’Ogliastro e signore delle masserie di Patti e Critti, fu il primo P. pe di Colle Reale con invest. Del 23 marzo 1710; l’invest. D’Ogliastro fu presa da Antonio Minutolo il 15 gennaio 1628, quella di Cagliari e Baccarati da Giovanni il 1° dicembre 1656 e quelle delle Masserie nel 1681 dal primo P. pe di Colle Reale Don Giovanni Capece Minutolo e Balsamo Bonfiglio Marullo, Conc. Di Filippo V del 1710, investitura del marzo 1718 (ed esecutoriato a Palermo Conservatoria delle Mercedi); Giovanni fu Maresciallo di Campo dei R. R. Eserciti, Gentiluomo di Camera con esercizio, Cav. Dell’Ordine di San Giorgio, dec. di Med. di Br. al V. M., Comandante la Cittadella-Fortezza di Messina e Comandante Generale dell’Armata Siciliana istituita da Ferdinando IV; lo stesso Giovanni oltre i meriti militari fu uomo di grandi sentimenti così da fondare un ospizio a Messina per i malati ed i vecchi. Nel 1853 con Regio Rescritto Don Francesco Capece Minutolo, figlio di Don Antonio Colonnello del Reali Eserciti, ottenne il riconoscimento del titolo principesco e delle Baronie (tra cui anche la più antica, ottenuta con l’investitura del 1628 ossia Ogliastro e quella della Terza Dogana di Catania, passata poi in casa Cianciolo-Silipigni). La famiglia ha goduto gli onori di Corte presso l’antica Real Corte delle Due Sicilie . La famiglia ha contratto in ogni tempo parentele con le più importanti famiglie siciliane, quali: Stagno d’Alcontres, Bavastrelli, Marullo di Condojanni, Del Giudice, Cianciolo-Silipigni, Costarelli, Alì-Peirce, De Gregorio di S. Elia, Balsamo-Viperano, Grima, Di Giovanni di Trecastagni, Ruffo della Floresta, Persico-Viti. Presso il Ministero della Giustizia di Madrid, è pendente Istanza di Riabilitazione del titolo di Colle Reale, concesso da Filippo V nel 1710, esecutoriato a Palermo nel 1718. Esiste a Messina il quartiere denominato Villa Lina a Giostra che ha preso il nome dalla Villa abitata fino al 1946, dalla Principessa di Collereale Donna Lina Capece Minutolo, nata Marchesa De Gregorio di Sant'Elia, la quale insieme al marito Don Antonio accolse un gran numero di terremotati dopo il terribile sisma di fine anno 1908, facendoli accampare nel parco di Villa Lina e nella casa, meritandosi così la medaglia Prefettizia di Benemerenza al Valor Civile, consegnata con Diploma Reale del 1910. Il Palazzo Avito in Messina era situato prima del distruttivo terremoto del 27 dicembre 1908, in via Austria oggi via I Settembre, dopo l'Arcivescovado ed accanto Palazzo Stagno D'Alcontres ai Quattro Canti delle Quattro Fontane". Arma di “sostituzione”: Partito, al primo, d'oro al bufalo di rosso passante sulla campagna di verde, al capo tagliato d'azzurro e di argento con due crescenti montanti di oro. Al secondo, di rosso al leone rampante di vajo, armato e coronato d'oro con la testa dello stesso. Lo Scudo accollato alla Gran Croce di Malta e a due alabarde di Generali dei Reali Eserciti. Cimiero: una testa di cavallo inalberata di nero. Corona e manto di Principe. Trattamento di Don e Donna. Motto: Gradatim ascenditur ad alta. Lo stemma è stato riconosciuto con diploma del Re d’Armi di Castiglia e Leon e certificazione firmata dal Ministro di Giustizia spagnolo nel dicembre 1995 ed inquartato con lo stemma Scannapieco (di Cava). Attraverso il matrimonio di Don Adolfo Capece Minutolo con Donna Maria Persico d’Alessandro, Viti sono nati Don Francesco (Napoli 1901-Messina 1983) ultimo P. pe di Colle Reale senza discendenza e Donna Maria Rosaria (Napoli 1905-Catania 1975) che unitasi in matrimonio con il commendatore Silio Alì – Peirce, Console del Regno di Svezia in Catania, ha generato Amalia Alì Capece Minutolo, erede universale del citato zio Don Francesco per testamento olografo del febbraio 1983, e chiamata alla successione dei Titoli, con sentenza dell'Autorità Giudiziaria di Lodo Arbitrale Esecutivo del Pretore di Palermo del dicembre 1999 (agg. di cogn. Con D.P.R. del 17 gennaio 1992), Dama di Grazia del S. M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio, coniugata con Vincenzo Scannapieco, nato a Catania il 12/10/1922, m. il 06/08/2001, da cui Fabio, il quale con D. M. del 01/10/1998 aggiunge il cognome materno ed il predicato di Collereale con decreto del 01/2004. RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA SCANNAPIECO Antica famiglia della costiera amalfitana del Regno di Napoli detta primieramente “Scannapecus”, che ha goduto nobiltà in Cava dei Tirreni, in Majori ed in Scala nel salernitano (v. Candida Gonzaga e M. Camera e Volpicella “Il Patriziato” salernitano – 1881 Salerno) ed ascritta al registro delle Piazze Chiuse del Napoletano. Il Crollalanza la fa derivare dalla famiglia di Bologna “Scannabecchi” del XII secolo. Le memorie più antiche risalgono al 1161 con Mons. Mauro Scannapieco, Vescovo di Minori, città Vescovile del salernitano (v. Arcidiocesi di Amalfi e Cava; Archivio Diocesano). Nel “Liber familiarum” della Badia di Cava trovasi Leo ed Antonio Scannapieco, qualificati come “Miles” nell’anno 1190ed un Martino, Giudice e un Leone protofisico Regio nel 1184. Da Cava si trasferì e dimorò in Napoli Amalfi Maiori, Minori e Vietri sul mare, contrada Raìto (già appartenuta a Cava). Infatti a Napoli la famiglia ampliò, acquistando il Palazzo Penne – Scannapieco, sito in piazza Monticelli in Napoli e posseduto dal 1560 al 1662; l’ultima proprietaria fu Aloisa Scannapieco che lo donò con atto notarile nel 1628 al figlio Giovanni Capano – Scannapieco che nel 1662 lo alienerà. (v. Mazzoleni “I palazzi di Napoli” Ed. Arsenale e De Rose “Palazzi napoletani” Ed. Newton – C.). Il titolo di Nobile - Patrizio si è radicato nella famiglia, essendo imprescrittibile per essere ascritta al Registro delle Piazze chiuse fin dall’epoca in cui cessarono di aver vigore le antiche Leggi Feudali e riguarda la nobiltà civica del patriziato di Cava dei Tirreni, di Majori e di Scala, dove secondo il “Massimario” della Consulta Araldica del 1920 N. 37 vol. V, le dette città sono “Patriziati” e di vera separazione (v. M. Camera “Ducato di Amalfi 1881 – Sa., Arch. di St. di Salerno, allegato). Con privilegio del Re di Castiglia del 1270 venne conferita a Giovanni Roberto Scannapieco la nomina di “Magistratorum Sacri Nostri Consili Capuane”, diploma oggi conservato presso l’archivio generale di Simancas – Spagna. Nel 1460 il “Magnifico” Onofrio Scannapieco, in qualità di Magistrato-Sindaco di Cava dei Tirreni, fu delegato dal Re Ferdinando I d’Aragona a ricevere il privilegio in bianco diretto alla città per il soccorso apportato al Re dopo la disfatta del suo esercito a Sarno. (v. Archivio di Stato di Salerno). Nel 1565 Cesare, medico protofisico, fondò un Monte di beneficenza detto appunto il “Monte Scannapieco”, presso gli “Incurabili” di Napoli, dove egli ricoprì la carica di Governatore. Nel 1565 si ha notizia di un Martinello, imprenditore edile che costruì due ponti. (v. Arc. Di Napoli). Il padre Don Francesco Scannapieco, Generale dell’Ordine del Carmelitani dal 1672 al 1676 fece erigere la facciata della Basilica di SS. Martino e Silvestro al colle Oppio sull’Esquilino a Roma nel 1676, ed è ivi sepolto sull’ipogeo in un sepolcro gentilizio. (v. Elenco dei Padri generali presso la C. Generalizia dei Carmelitani – Roma). Fin dal 1690 alcuni suoi membri quali Carmine, Andrea, Aniello e Francesco sono stati Sotto Ufficiali della Marina Mercantile del Regno di Napoli. Nel 1874 trasferì la sua famiglia in Catania, Vincenzo (N. a Vietri, contrada Raìto, il 30/12/1849 e m. a Catania nel 1931), dove fondò una fabbrica di legnami con macchinari a vapore che dava lavoro a 300 operai, ed insignito del titolo di Cavaliere del lavoro con R. Decreto del 10/03/1912 N. 555 ed a lui è intitolata una strada in Catania. (Il Cavalierato del lavoro dava diritto a partecipare al gruppo V dell’Ordine delle precedenze a Corte secondo il R. decreto del 1927). Attuale rappresentante è il Cav. Dott. Fabio, nato in Catania, figlio del Dott. Vincenzo (n. il 1922 e m. il 2001) e di Donna Amalia Alì Capece Minutolo, Dama di Gr. dell’Ordine Costantiniano (erede testamentaria dello zio materno Don Francesco Capece Minutolo, P. pe di Collereale, v. descr. della famiglia Capece Minutolo e allegato testamento) Cav. dell’Ordine del S. Sepolcro di Gerusalemme, Cav. di Grazia dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, Dott. in Sc. Econ., Sp. Maria Vanni dei P. pi di San Vincenzo Dama di Gr. e Dev. del S.M.O.M. a Palermo il 04/01/1986 da cui Raimondo N. a Palermo il 27/10/1989, i quali aggiungono il cognome C. Minutolo per decreto Ministeriale del 10/10/1999. Ha contratto parentele con le famiglie De Angelis, Quaranta, Capece, Adinolfi, Torelli, Citarella, Nob. di Maiori e di Mauro Nob. di Salerno e Cavae Di Cesare Nob. Di Cava e Majori. La famiglia è stata ammessa all’Ordine Militare Costantiniano si San Giorgio al grado di Grazia nel 1982 e lo stemma è stato riconosciuto con decr. vidimato dal Ministero di Giustizia spagnolo e firmato dal “Re d’Armi” di Castiglia nel 1995, (che si allega). Arma di sostituzione: partito: nel 1°) D’oro, al Bufalo di rosso, fermo sulla campagna di verde, col capo tagliato di azzurro e d’oro, l’azzurro caricato di tre crescenti montanti d’argento, posti in fascia; nel 2°) Di rosso al Leone rampante di Vaio, armato d’oro. Bibliografia - “Liber Familiarum” – Arca 1260 – Arch. Biblioteca Abbazia di Cava dei Tirreni. - Matteo Camera: “Memorie del Ducato di Amalfi” – 1881 – Sa. - Mazzoleni: “I Palazzi di Napoli” – Ed. Arsenale. - De Rose: “I Palazzi Napoletani” – Ed. Newton. - Mazzella Scipione: “Del Regno di Napoli” – 1601 – Napoli. - Polverino: “Della città della Cava” – 1890 – Salerno. - Archivio di Stato di Salerno – Fondo Riveli/Pandetta Corrente – 1630. - Casa Generalizia Carmelitana – Arch. Roma. - Candida – Gonzaga: “Memorie delle Famiglie Nobili del Meridione” – 1880 – Napoli. - Crollalanza: “Dizionario Storico-Blasonico” – 1876 – Napoli. - Real Archivio di Simancas (Spagna) – Real Cancelleria Arag. Sec. XII. - Archivio di Stato di Napoli/Sala Diplomatica: “Volpicella” – “Il Patriziato Napoletano” – 1896 – Napoli. - Archivio della Real Arciconfraternita di S. Maria della Misericordia (NA) e dell’Immacolata (NA) in Montecalvario. - Archivio dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, Napoli. - Archivio del Real Monte dei Morti a Napoli. - Archivio della Real Hermandad dei Nobili Spagnoli di San Jago in Napoli. - Regesta delle Pergamene di Montevergine, Napoli. - Archivio Chiesa Parrocchiale di S. M. Grazie di Raìto in Vietri sul mare (SA), e delle Chiese Matrici di Majori e Minori (Salerno). A cura del Dr. Prof. Fabio Scannapieco-Capece-Minutolo




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