Famiglie Nobili di Sicilia  
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Galluppi




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Famiglia d'antichissima ed illustre nobiltà, celebrata tra le primarie della Calabria; come riferisce l'Ansalone nel libro Sua De Farnilia Opportuna Relatio.
Fiorirono negli antichi tempi Giovanni, Giacomo e Palmiere Galluppi 1270 che davano in prestito del danaro a Carlo I d'Angiò re di Napoli. Si distinsero inoltre Cristoforo Galluppi barone del feudo d'Altavilla per la moglie Giovanna Ruffo come per diploma di rè Roberto d'Angiò 1340. Princivallo di lui figlio investito 1415 dalla regina Giovanna II; altro Cristoforo consigliere dei re Ludovico e Renato d'Angiò; Sebastiano sindaco de' nobili di Tropea ed ambasciatore spedito in Bologna all'imperatore Carlo V, per implorare la conferma di tutti i privilegi conceduti dagli altri sovrani a quella città; Marcantonio valoroso guerriero sotto Filippo II in difesa della Religione Cattolica; Aloisio ambasciatore al rè Ferdinando I d'Aragona nel castello di Barletta come dal Ricca Nobiltà delle due Sicilie, nel qual libro scorgonsi tutti gli uomini illustri nelle scienze, nelle lettere, nelle dignità ecclesiastiche, nelle armi, nella fondazione di opere pie e religiose, nel possesso di vasti feudi e signorie, e nel nobile patriziato: emerge fra tutti un Pasquale Galluppi barone di Girella, uno de' più grandi filosofi italiani di questo secolo, e il vero restauratore degli studii filosofici in Italia, le di cui famose opere al presente si tengono come modello d'istituzione presso tutte le nazioni.
Un ramo di questa famiglia proveniente da quella di Tropea passò in Sicilia e precisamente in Messina verso la fine del XVI secolo, ivi portata da Cesare Galluppi barone di Joppolo, figlio di Antonello barone di Girella Joppolo e Coccórino. Detto Cesare fu capitano di corazzieri del rè Filippo II di Spagna e si distinse pel suo valore nelle guerre per conservazione della Cattolica fede, e precipuamente in quella per la conquista del Portogallo, molto encomiato dal Gualterio con le parole: In bello lusitano Clarus. La sua famiglia ascritta ab antiquo al sedile di Portercole nella città di Tropea sedile chiuso illustrissimo godente gli stessi regolamenti e prerogative di quelli della città di Napoli, venne ascritta alla nobiltà messinese dell'ordine senatorio nell'anno 1593; ed in seguito volgendo il 1803 a' registri di nobiltà dei cavalieri del regno di Napoli, Un Francesco si distinse contro gli spagnuoli da comandante le milizie della città e da voloroso cavaliere fece prodigi nella vittoria di Giampilieri, nell'attacco e presa della torre del Coture, e nell'assalto della fortezza del Salvatore, di cui ne fa fede lo storico Giambattista Romano Colonna. Questo ramo Messinese si ritirò nella città di S. Lucia, qui poi successivamente due linee si partirono, cioè quella de' baroni di Girella che andò a ravvivare i Galluppi di Tropea, quasi estinti, e quella de' baroni di Pancaldo che si ristabilì nella città di Messina, ed è rappresentata attualmente dal barone Rainero Galluppi già senatore di Messina, padre del barone di Pancaldo Commendatore Giuseppe Galluppi cavaliere gerosolimitano e d'altri ordini equestri fregiato, delle lettere e dell'araldica culto amatore.
Da un'altra diramazione sono discesi i Galluppi di Provenza detti Galaup-Chastenil, che andarono a stabilirsi in Francia a' tempi della regina Giovanna I di Napoli distintissimi nelle lettere, nella magistratura e le armi, che fra gli altri produssero un Luigi consigliere di stato benemerito del partito reale durante la guerra della lega: Antonio acquistatore delle terre di Chastenil del cui castello rè Carlo IX diedegli il governo con lettere patenti del 4 marzo 1574; Francesco che morì sul monte Libano in odore di santità ed altri.
Arma: giusta il Ricca che rileva le armi da una cappella gentilizia eretta da Monsignor Teofilo Galluppi entro la Cattedrale di Tropea 1560; comprovate nell'ordine gerosolimitano: d'azzurro, con un capriolo d'oro, accompagnato da tré stelle dello stesso.
Corona di barone. Lo scudo accollato da trofeo militare. Quelli di Sicilia alzano per cimiero una testa e collo di cavallo inalberato di nero.



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