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VoceFamiglie Nobili - Lacaro -> Luppino Lofaso o Faso
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Lo Faso o Faso




Origine -> Descrizione - famiglia Lofaso o Faso Visto: 547
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Famiglia nobile ed illustre delle città di Milano e Pavia, nelle quali occupò onorevolissimi carichi politici e militari, come da una cedola del 20 luglio 1460 e da una fede dell'archivio di Milano, transuntata in Palermo presso notar Daratta 1663. Un Giannantonio del Faso fu castellano dell'Ambrosiana Fortezza di Milano sotto Enrico III imperatore.
Fiorirono in oltre: Alberico capo della fazione ghibellina nel quartiere di san Sisto 1220; Corradino potestà di Pavia sotto il duca Filippo Visconti; Francesco Antonio cameriere della duchessa Bianca e di lei segretario, ed un Pier Luigi senatore 1484. Venne portata in Sicilia da un Antonio del Faso nobile milanese governatore della città di Caltanissetta sotto l'imperatore Federico II come da un privilegio imperiale del 10 sett. 1243, presso il grande archivio della Zecca di Napoli, e transuntato agli atti di Notar Daratta di Palermo 7 maggio 1663.
Un Ludovico figlio del precedente fu castellano della città di Termini; da lui un Antonio progenitore di Gian-Vincenzo capitano al servizio militare del Parlamento del Regno di Sicilia, e dall'imperatore Carlo V con privilegio dato in Bruxelles 5 novembre 1537 qualificato milite imperiale, di origine milanese e di vetusta nobiltà, avendo avuto confermato lo stemma di sua famiglia qui sotto descritto. Da costui una serie di chiari gentiluomini, tra' quali stando al Villabianca commendànsi: un Antonino abate di s. Anastasia, canonico della cattedrale di Palermo personaggio in santità e lettere illustre, morto nel 1572; un Filippo di lui nipote uomo di gran virtù, avendo entrambi rinunziato, il primo i vescovadi di Cefalù, Mazzara e Girgenti, ed il secondo quello di Lettere e di Gragnano nel regno di Napoli; un Leonardo Lofaso barone di Serradifalco e di Condovemo, e primo duca di Serradifaleó per concessione di rè Filippo IV 1664; un Francesco Antonio investito l'anno 1626; altro Leonardo investito 1722, che va nel ruolo de' governatori della Compagnia della Pace di Palermo 1752; un Francesco marchese dell'Ingegni per la moglie Margherita Castone, premorto al padre 1755; a cui successe un Leonardo padre di Domenico ultimo duca di Serradifalco e principe di s. Pietro, gentiluomo di camera, gran croce degli ordini di Francesco I di Napoli, del s. Salvatore di Grecia, del s. Michele di Baviera, de' ss. Maurizio e Lazzaro di Sardegna, dell'Aquila Bianca di Russia, cavaliere bali dell'ordine di s. Stefano di Toscana, commendatore gerosolimitano, della Legion d'onore di Francia, del s. Gregorio Magno Pontificio, dell'ordine de' Guelfi di 1a classe di Annover, dell'Aquila Rossa di Prussia, del Merito Civile di Sassonia, cavaliere della Stella Polare di Svezia, della Corona di Ferro di 1a classe d'Austria, del Leone d'Olanda, Ufficiale dell'imperiale Ordine del Brasile; dottore dell'Università d'Oxford, corrispondente e socio di 41 istituti, società ed accademie del mondo, personaggio illustre ed assai benemerito della Sicilia, carissimo alla corte di Russia, autore di molte opere importanti, massime quelle intitolate: Le antichità della Sicilia esposte ed illustrate T, 5. Del Duomo di Monreale e di altre chiese Nonnanne. — Le Antichità di Sicilia ed altri lavori storici ed archeologici di moltissimo pregio. Morì in Firenze il 15 febbraro 1863, e le sue ceneri riposano nella chiesa di s. Domenico in Palermo in un bel monumento erettogli dall'unica figlia ed erede Giulietta Lofaso e Ventimiglia duchessa di Serradifalco, congiunta in matrimonio all.ill. Vincenzo Fardella marchese di Torrearsa, cav. dell'Ordine Supremo della ss. Annunziata, dama adorna di molti meriti. Un ramo secondario di tal famiglia si conserva ne' marchesi di s. Gabriele, rappresentato dal marchese Giuseppe Lofaso e Pepoli.
Arma secondo il Villabianca: d'azzurro, con un albero di faggio al naturale sormontato da un'aquila nascente coronata di nero portante una face accesa al rostro; ed un braccio armato sporgente dal canton destro del capo, tenente una spada in mano posta in fascia alla cui punta un giglio d'oro, per concessione di Carlo II d'Angiò.



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